Pianeta verde

Segno positivo per l’export dell’ortofrutta italiana

ROMA IL MERCATO RIONALE DI TRIONFALE
14 Mag 2022

di Andrea Zaghi

Ortofrutta italiana di successo. Nonostante le tensioni internazionali e i molti problemi con cui il comparto ha comunque a che fare. Perché se uno degli elementi fondamentale del made in Italy agroalimentare, l’ortofrutta appunto, riesce ad ottenere risultati importanti, si fa sentire tutto il peso dei costi di produzione, dei problemi sulle materie prime e sull’energia e di una guerra in Europa.

I numeri, tuttavia, indicano una forte voglia di rilancio (che alcuni indicano come già iniziato). A far da guida sono i 5,6 miliardi di euro (+8%) che hanno fatto totalizzare le esportazioni. Un record storico, lo ha definito Coldiretti, che ha sottolineato come quanto raggiunto nel 2021 sia “il massimo di sempre raddoppiando i valori registrati al debutto del secolo. E a crescere nelle vendite pare siano un po’ tutti i prodotti dalle albicocche (+75%), alle mele (+5%), e poi i kiwi (+2%), i pomodori (+10,5%), le lattughe (+4%), i cavoli (+10%), stabile l’uva (+0,4%). In diminuzione, invece, gli agrumi (-9%) e le patate (-15,6%). Importante anche il fatto che tra i mercati che più richiedono i nostri prodotti siano la Germania (che da sola detiene il 30% circa delle vendite italiane oltreconfine di frutta e verdura), seguita dalla Francia e poi dall’Austria.

Tutto, però, vive sull’orlo di un precipizio. E non solo per gli eterni problemi collegati ai trasporti e alla logistica, ma, adesso, per quelli provocati prima dalla pandemia di Covid-19 e poi dalla guerra Russia-Ucraina. Stando ai coltivatori diretti, i costi di trasporto sono cresciuti fino a incidere attorno al 30-35% dei costi totali per i prodotti freschi.

Coldiretti parla già di una “tempesta sui costi della logistica” con l’Italia che deve già affrontare per il trasporto merci una spesa aggiuntiva di 13 miliardi di euro rispetto ai concorrenti degli altri Paesi. In Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro al chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08 euro/chilometro) e la Germania (1,04 euro/chilometro), ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est. Tutto senza tenere conto dei costi di riscaldamento delle serre, per i concimi, per l’energia in generale (che si riflettono anche su quelli irrigui).

Eppure il comparto ha voglia di scommettere sul rilancio. E’ questa infatti l’impressione che si trae dall’edizione 2022 di Macfrut di Rimini. La tre giorni dedicata all’ortofrutta ospitata al Rimini Expo Center ha chiuso con 38.500 presenze, facendo registrare una crescita del +18% sull’edizione di settembre 2021. Così, proprio da Rimini potrebbe passare la risposta di un settore che deve fare i conti con “un mercato globale in contrazione”, come ha sottolineato Alleanza cooperative Agroalimentari che non ha mancato di sottolineare come il settore si trovi comunque “di fronte a un andamento stagionale che ha penalizzato alcuni territori, tradizionali concorrenti delle produzioni italiane nei mercati europei”.

Proprio il sistema della cooperazione ortofrutticola, che detiene una parte importante di tutto il comparto, ha fornito nei giorni della manifestazione l’istantanea migliore della situazione. “Usciamo – è stato sottolineato in una nota -, da due anni di pandemia, cui si aggiunge la spinta inflattiva degli ultimi mesi: elementi che hanno minato il potere d’acquisto di tanti consumatori e che si sommano alle conseguenze immediate e di medio periodo della guerra in Ucraina. Questi fattori determinano una contrazione del mercato globale e rappresentano una grande sfida per il mondo ortofrutticolo”. Se poi a questo si aggiunge il fatto che la crisi colpisce anche le famiglie italiane (che, stando ai coltivatori diretti, hanno proprio nell’ortofrutta la prima voce di spesa), si capisce quanto la situazione sia delicata. In gioco, ha fatto notare Coldiretti, ci sono 440mila posti di lavoro, 300mila aziende e un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato, pari al 25% della produzione agricola totale.

 

foto Siciliani-Gennari/Sir

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