L’artista tarantina Paola Mancinelli nella mostra “Deflecion” inaugurata a Lecce

È stata inaugura, nell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa di Lecce, la mostra Deflections, ideata e curata da Giacomo Zaza. Il progetto espositivo della mostra, patrocinata dalla Provincia di Lecce e dal Polo Biblio-Museale Catromediano presenta un panorama artistico polisemico costellato di numerosi deviamenti e spostamenti. Come afferma il curatore Giacomo Zaza: “Deflections presenta l’opera di cinque artisti contemporanei impegnati in pratiche intermediali riflessive capaci di intervenire nei processi socio-culturali. Queste cinque pratiche si muovono, quasi fossero una forma di vita in evoluzione, seguendo molteplici direttive, tra diversi espedienti tecnici (dal disegno al video, dalla scrittura poetica all’oggettuale), verso momenti discontinui di esercizio critico e immaginazione politica – producendo un mutamento della nostra esperienza e del contesto (tanto iconografico quanto architettonico) dell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce.
Gli artisti presenti provengono da realtà molto diverse e lontane tra loro. È presente l’artista tarantina Paola Mancinelli (1974), assieme a: Antonio Della Guardia (Salerno, 1990), all’artista svedese Lina Selander (Stockholm, 1973), all’iraniana Shadi Harouni (Hamedan, IR, 1985) e l’artista cubana Glenda León (La Habana, 1976). Il loro contributo consiste nel fare dell’arte contemporanea un elemento che “rigenera l’alterità e la ricchezza sensibile del mondo mettendo in campo delle “deviazioni” visive che attuano cambiamenti e abbandonano le vie ordinarie del nostro sguardo e del nostro pensiero. Produce una gamma mista di spazio e tempo mutevoli, non filtrati da quei linguaggi mediali che aspirano a garantire una percezione immediata”.
“I cinque artisti – afferma ancora Zaza – restituiscono a modo loro gli ambiti multiformi e impregiudicati della realtà. A ogni artista corrisponde una “deviazione” cognitiva e visiva. Ciascuna deviazione ci allontana dai campi abituali, che oggigiorno possiedono un elevato tasso di mediatizzazione schematizzante, e ci avvicinano a immagini nate dall’esplorazione, dal racconto, dalla negoziazione. Immagini che possiedono nuove implicazioni culturali”.
In particolare, l’opera di Paola Mancinelli La nostalgia del nome, è nata dall’interesse umano di misurare il mondo. “E, dato che l’attraversamento comporta sempre il confronto con l’ignoto, “l’incommensurabile”, Mancinelli propone un lungo listello dorato (una cornice) su cui è posata una lunga fila di ditali colmi di argilla, tranne l’ultimo, vuoto, segno dell’incertezza e dell’inconoscibile”.
s.t.
VISITA IL MENÙ DEL GIUBILEO

