L’Isola delle arti, ambizioso progetto artistico che vuol raccontare la rinascita di Taranto

Raccontare la rinascita di Taranto attraverso varie forme di espressione artistica. Questo è l’obiettivo di Artlab Eyeland – l’isola delle arti, inaugurato il 2 giugno a Palazzo De Notaristefani, in via Duomo a Taranto vecchia. Il progetto è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che realizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli, con il sostegno del Comune di Taranto attraverso il Piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto e con il patrocinio della Regione Puglia e della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. E la partnership dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro e di Programma sviluppo.
Allocato in varie sedi dell’isola, ma anche all’aperto, il progetto assomma le opere di street art, ai progetti fotografici e di design, i suoni raccolti dalla strada e trasformati in musica, la poesia, l’arte contemporanea e il teatro. Dal 2 giugno al 31 luglio questa prima edizione di Artlab Eyeland si snoderà attraverso un intenso programma, le cui date e i cui eventi sono facilmente consultabili sul web. Non è il primo evento artistico che ambisce a un’opera di ricucitura della cultura, dell’antropologia, delle emergenze sociali che la città pone soprattutto nel suo centro storico, la sua maggiore risorsa culturale. Che però non ha ancora espresso a pieno le sue potenzialità, per l’episodicità degli interventi che dalle amministrazioni comunali susseguitesi (non tutte per la verità) sono stati messi in campo. Solo pochi anni il progetto calato dall’alto con un’istallazione di Mimmo Paladino, e poi vari festival di diversa natura, hanno dato un assaggio di ciò che il centro storico tarantino potrebbe diventare, ma non sempre lasciando segni tangibili e duraturi. L’opera “Infinito” ispirata a Paladino e realizzata sugli spalti del canale navigabile con l’utilizzo di canne, infatti, è andata perduta e niente è rimasto di quell’intervento realizzato con fondi della Fondazione Con il Sud.
Questa volta la collaborazione della città, che non si limita a ospitare ma è parte attiva soprattutto dal punto di vista finanziario, avendo contribuito al progetto con i fondi della rigenerazione urbana, sembra destinata a “stabilizzarsi” come appuntamento annuale. Artlab Eyeland è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che, come dicevamo, da otto anni organizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli sotto la direzione artistica di Giovanni Troilo, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e Rica Cerbarano, e la curatela per l’arte contemporanea di Roberto La Carbonara.
Numerose le esposizioni proposte in vari ambienti, principalmente a Palazzo Galeota e Palazzo De Notaristefani, cui si aggiungerà, nei prossimi giorni, anche la sede dell’Università in via Duomo, ma anche en plein air, nelle postierle e in via Di Mezzo. Spazio centrale è dedicato al fotografo londinese Sam Gregg che, a partire dal dal 24 aprile, ha già realizzato, oltre al lavoro in residenza sugli abitanti della Città Vecchia che sarà allestito in esterni proprio sull’isola,un laboratorio di fotografia rivolto ai giovani tarantini, i cui lavori finali verranno esposti durante Artlab Eyeland. Il fotografo propone, inoltre, a Palazzo De Notaristefani, un’esposizione dedicata ad un progetto ancora in corso e realizzato interamente sulla città di Napoli nell’arco di una decina d’anni.
Molte, dicevamo, la suggestioni che il progetto espositivo, certamente ambizioso, propone alla città, forte dell’esperienza che da qualche anno si va accumulando a Monopoli e di sicuro richiamo sono alcune delle esposizioni già offerta alla fruizione del pubblico, che saranno arricchite, nelle prossime settimana, dal altre esposizioni in corso di realizzazione, e dalle attività laboratoriali che si svolgeranno alla Torre dell’Orologio.
Ci auguriamo, per il futuro, un coinvolgimento più importante di artisti, fotografi e operatori locali, che possano aggregarsi in fase creativa e organizzativa perché è evidente che un territorio cresce soprattutto se anche le migliori forse propulsive locali possono entrare in dialogo con le sollecitazioni che vengono dell’esterno. Anche questo contribuirebbe senza dubbio a migliorare la qualità della vita dei giovani che, come scriviamo in altro articolo, vedono Taranto all’ultimo posto in Italia.
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