Cittadinanza inclusiva: così Taranto porge la mano ai minori stranieri

Una società matura è una società inclusiva, non certo elitaria o esclusivista. E per questo il Comune di Taranto ha voluto dare un segno concreto deliberando l’istituzione di un Regolamento per il riconoscimento della cittadinanza inclusiva. Permetterà a tutti i bambini stranieri nati a Taranto o a tutti i minori stranieri che hanno compiuto in città un ciclo di studi, di essere iscritti al Registro di cittadinanza inclusiva. Il provvedimento, che scaturisce da una mozione presentata dal consigliere comunale Luca Contrario, è stato approvato in Consiglio comunale lo scorso 16 novembre, ed è stato presentato in occasione della Giornata internazionale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. All’incontro hanno partecipato il neovicesindaco Gianni Azzaro, assessore al Decentramento territoriale e l’assessore ai Servizi sociali Gabriella Ficocelli, oltre al consigliere Contrario e all’avvocatessa Daniela Lafratta, dell’Associazione Ohana.
Con il nuovo regolamento, tutti i minori stranieri residenti a Taranto potranno richiedere l’iscrizione nel Registro della cittadinanza inclusiva, ove ricorrano alcuni presupposti: essere nati a Taranto da genitori stranieri regolarmente iscritti all’anagrafe cittadina (ius soli), oppure aver frequentato e completato un intero ciclo di studi in una scuola di Taranto, pur essendo nati all’estero (ius scholae). Questo riconoscimento sarà assegnato dal sindaco ogni anno, proprio il 20 novembre, in una cerimonia ufficiale. Ma è stato precisato che per quest’anno non si è potuto procedere all’assegnazione in quanto i tempi dell’approvazione della delibera e quelli della individuazione di tutti gli aventi diritto non lo hanno consentito, ma dal prossimo anno sarà regolarmente effettuata la consegna in una cerimonia pubblica.
Dell’iniziativa abbiamo parlato con il suo promotore, il consigliere Luca Contrario, espressione dell’Associazione Giustizia per Taranto.
Quale significato si può attribuire all’iniziativa del Comune, fermo restando che la legge sulla cittadinanza, attesa da oltre trent’anni, è competenza governativa?
Ha un valore altamente simbolico di cittadinanza attiva, ma al contempo ha anche un valore sostanziale. Molti minori non sanno, ad esempio, che una volta superati i 18 anni, si può fare domanda per ottenere la cittadinanza italiana, e la cittadinanza “simbolica” servirà a creare un ponte per sensibilizzare all’avvio della richiesta, ma anche per chi vuole esercitare compiutamente i suoi diritti civili.
Si ha un’idea di quanti sono i minori stranieri nella nostra città?
Sono molto numerosi. Stiamo terminando la raccolta dei dati che, oltre che dall’anagrafe comunale (si tratta dei bambini nati a Taranto), vengono forniti anche dalle scuole nelle quali i minori hanno compiuto o stanno compiendo un ciclo di studi, e tra loro ci sono anche i minori non nati a Taranto.
Secondo il ministero dell’Istruzione, circa il 10% degli studenti italiani sono stranieri, questo vale anche per Taranto?
Direi di sì. Grosso modo la percentuale sembra attestarsi attorno al 10%, analoga anche quella dei nati a Taranto, che si attesta attorno al 6/7%.
Si tratta, naturalmente, di minori che possono considerarsi a tutti gli effetti italiani e che parlano perfettamente la nostra lingua.
Proprio così. Le scuole ci stanno fornendo i loro dati e abbiamo notato che, in qualche istituto, ci sono intere classi costituite da minori stranieri. Il che non appare come un fatto positivo, in quanto le disposizioni prevedono che gli stranieri vengano distribuiti in tutte le classi assieme agli italiani, perché si abbia un reale processo di integrazione.
Da parte sua, l’avvocato Daniela Lafratta, in rappresentanza dell’Associazione Ohana, impegnata a sostenere l’iniziativa, sottolinea come non si tratti solo di un provvedimento politico, “ma sostanziale, che ci auguriamo possa avere la giusta risonanza a favore di chi ne usufruirà. La disponibilità mostrata dall’amministrazione comunale ci fa percepire finalmente un collegamento effettivo tra istituzione e terzo settore”.
Questa iniziativa segue il provvedimento con il quale, nel settembre scorso, il Comune di Taranto apre la porta ai cittadini extracomunitari che convivono con comunitari residenti in città: prima nel Sud, infatti, ha promosso l’accoglimento delle richieste di deposito e registrazione dei contratti di convivenza tra cittadini comunitari e cittadini stranieri non residenti e privi di permesso di soggiorno. Anche in questo caso, il sindaco Melucci, aveva raccolto le sollecitazioni del consigliere comunale Luca Contrario, firmando l’apposito decreto destinato agli ufficiali di anagrafe delegati.
L’iniziativa, condivisa dalla maggioranza è dettata da ragioni sociali, che intercettano anche esigenze di natura amministrativa, colmando una lacuna normativa che potenzialmente potrebbe instaurare contenziosi a carico dell’ente.
Questo comporta che, in assenza di altri impedimenti, gli ufficiali di anagrafe potranno accogliere le richieste e rilasciare la certificazione attestante l’avvenuta protocollazione, utile ai contraenti cittadini stranieri per avanzare richiesta alla questura dell’autorizzazione al soggiorno. Senza quest’ultima, infatti, non si può procedere alla loro iscrizione all’anagrafe.
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