Esplosione centrale idroelettrica nel bolognese, Deandri (Anmil): “Scommettere sulla sicurezza e smuovere le coscienze di tutti”

Tre morti, quattro dispersi e diversi feriti: sono le vittime dell’esplosione alla centrale idroelettrica dell’Enel Green Power di Bargi sul lago di Suviana, una delle più potenti dell’Emilia Romagna, avvenuta il 9 aprile. Subito, appresa la notizia, l’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi, impegnato a Roma, e la Chiesa di Bologna hanno espresso “vicinanza e cordoglio” alle famiglie delle vittime, alla comunità di Camugnano, e hanno assicurato preghiere per i morti, per i feriti e per i dispersi. L’arcivescovo ha reso presente la sua vicinanza anche attraverso le telefonate che il vicario generale per la Sinodalità, mons. Stefano Ottani, ha fatto a Marco Masinara, sindaco di Camugnano, e a don Emanuele Benuzzi, parroco di Castel di Casio, esprimendo la partecipazione e offrendo e la disponibilità per qualsiasi tipo di bisogno, sostegno e necessità.
L’ennesimo gravissimo si aggiunge alla drammatica lista di infortuni lavorativi, un fenomeno che non accenna a diminuire, come rilevato dagli Open Data Inail, i cui dati evidenziano che in Italia nei soli primi 2 mesi del 2024 le denunce d’infortunio sono state 92.711, aumentando del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Allo stesso modo, le denunce dei casi mortali, sempre nel periodo gennaio-febbraio, sono passate da 87 nel 2023 a 105 nel 2024 (+20,6%). Anche in Emilia Romagna la situazione risulta analoga rispetto al quadro nazionale: nel bimestre gennaio-febbraio 2024 gli infortuni registrati risultano essere 11.820, ovvero ben 577 rispetto all’anno scorso, mentre i mortali sono passati da 8 a 9. Questi numeri, tra l’altro, ricorda l’Anmil (Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), sono inferiori rispetto alla realtà, poiché non contano circa 2 milioni di lavoratori che mancano all’appello dell’Istituto in quanto assicurati con altri enti, oltre a tutto il lavoro sommerso. Abbiamo sentito il vice presidente nazionale dell’Anmil, Emidio Deandri, sulla tragedia nel Bolognese.
Una nuova tragedia ieri a Suviana…
Sì, un’enorme tragedia ieri a Suviana e neppure l’unica. Ieri, infatti, oltre a Vincenzo Franchina, Mario Pisani e Pavel Petronel Tanase, morti sul colpo nell’esplosione, i dispersi e i feriti alla centrale idroelettrica, un operaio è morto folgorato mentre era al lavoro in un cantiere stradale sulla Taranto Avetrana, non lontano dalla periferia del capoluogo jonico. Tra l’altro, colpisce per quanto riguarda l’incidente nel Bolognese è che si tratta della centrale più grande in Emilia-Romagna caratterizzata dall’innovazione per il settore energetico. E oramai sono residue le speranze di trovare in vita i dispersi.Quanto accaduto alla centrale è un dramma che colpisce le vittime e le loro famiglie, direttamente, ma anche tutta la collettività. Continuiamo a parlare di messa in sicurezza, di creare nuove figure come Rspp e Aspp, ispettori, ma la cultura della sicurezza deve partire da tutti quanti noi, anche noi dell’Anmil dobbiamo continuare a dare il nostro contributo. Queste tragedie affliggono il cuore non solo di chi le vive in prima persona, ma anche di tutti i lavoratori e le lavoratrici e di tutti noi. Mi ha colpito che tra le vittime ci sia un operario di oltre 70 anni: vuol dire che noi davvero siamo lontani dal rispetto della vita umana. Pensare di far lavorare una persona di oltre 70 anni è un’assurdità. Bisogna rivedere le normative sulle pensioni, rivedere tutto il parametro lavorativo.
- foto Ansa-Sir
- foto Ansa-Sir
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Come accennava prima, tra l’altro, la centrale idroelettrica si distingue per l’innovazione…
Assolutamente, in un luogo come quello non ci aspetteremmo tragedie come quella che è avvenuta. Eppure, è successo, come anche capita che muoiano operai in cantieri cadendo dall’alto, altri restano schiacciati. Come sempre, per l’incidente a Suviana aspettiamo che la magistratura faccia chiarezza di quello che è avvenuto, ma abbiamo l’amaro in bocca perché contiamo nuove vittime sul lavoro e qui è ancora peggio perché in un sistema innovativo, come la centrale che doveva produrre energia elettrica alternativa e rispondente, quindi, a una logica di nuovi stili di vita più sani, non dovrebbe succedere un incidente di questa portata e con tanti lavoratori che hanno perso la vita. Come sempre noi, come Anmil, saremo al fianco delle famiglie delle vittime e ci costituiremo parte civile nel processo.
I dati Inail rispetto ai primi mesi dell’anno non sono confortanti…
Ogni giorno contiamo purtroppo tre o quattro morti al giorno, non riusciamo a stroncare questo trend. Di fronte a questi lunghi elenchi di incidenti mortali, siamo convinti che la svolta possa venire se tutti i soggetti interessati, dai politici agli imprenditori, ai lavoratori, alle parti sociali, alle associazioni di settore, si mettono insieme per capire come uscire da quest’impasse e fare qualcosa di buono per tutti. Non dimentichiamo, poi, che questi tragici incidenti hanno pesanti costi per tutta la collettività. Se pensiamo che le morti sul lavoro e gli infortuni in generale pesano dal 3 al 6% sul Pil, se si abbassassero del 15-20% questi incidenti e le morti sul lavoro avremmo effetti più positivi di una manovra finanziaria, con risvolti positivi su tutta la Nazione.
Occorre scommettere tutti insieme sulla sicurezza. E non bastano neppure più solo i controlli: bisogna smuovere le coscienze di tutti. E quando vediamo le statistiche degli infortuni e dei morti non restare solo ai numeri che sono asettici, ma pensare che dietro ci sono volti e per questo impegnarci davvero perché non succeda più.
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