Sciopero del 29: a Taranto il corteo e il fermo di 24 ore delle autolinee Ctp

Sabato prossimo il Paese si fermerà. Non tutto, magari, ma lo sciopero indetto da Cgil e Uil, cui non ha aderito la Cisl, che è per la trattativa e non per la protesta, avrà sicuramente un riscontro significativo. Anche a Taranto si svolgerà una manifestazione venerdì mattina, con un comizio finale alle 10,30 a piazza Immacolata. Per 24 sciopereranno le autolinee Ctp (tranne che nelle ore di garanzia) per cui è meglio cautelarsi: molte le corse destinate a saltare.
Le ragioni
I motivi dello sciopero sono noti e vanno dalla bocciatura della finanziaria ai tagli reali alla sanità, alla scuola, allo sviluppo industriale. Questioni che, se coinvolgono tutto il Paese, hanno per Taranto una motivazione in più: lo smantellamento reale dell’industria che si accompagna al crescente spopolamento. Se è vero che l’Istat ha previsto per la popolazione di Taranto, entro il prossimo anno, un calo di circa 8.000 unità, che crescerà di molto da qui a dieci anni. Fenomeno dovuto in gran parte alla mancanza di lavoro, di prospettive per i giovani e all’inadeguatezza dei servizi. Ma dobbiamo anche ricordare che secondo la Cgia di Mestre, per Taranto è prevista, entro il 2034, la perdita di circa il 13,5% dei posti di lavoro.
I segnali
I segnali di un grave deterioramento si stanno registrando, in questi giorni, e i sindacati che hanno indetto lo sciopero li hanno riassunti così: “La storica vertenza ex Ilva, ma anche quella di Hiab, Leonardo o del Porto di Taranto. Ma anche l’incredibile vicenda degli oltre 150 precari storici degli appalti comunali. O l’emblematica storia dei dipendenti del comune di Roccaforzata”. Aggiungeremmo a questo anche i tagli previsti all’Arsenale militare e quelli conseguenti alle chiusure delle attività commerciali, soprattutto nel Borgo, che hanno portato, assieme alla sparizione di decine di imprese negli ultimi giorni, il licenziamento di molti dipendenti.
La transizione frenata
“Taranto è figlia di una vera e propria azione di fallimento della politica industriale di questo paese – dichiarano Frontini e D’Arcangelo, di Uil e Cgil. – Perché nella manifattura non basta difendere gli asset produttivi, ma avviare investimenti che sappiano difendere l’occupazione, tutelando anche salute e sicurezza”. I sindacati lanciano l’allarme, definendo le attività industriali ioniche “destinate all’estinzione” anche perché nulla ancora si sa dei bandi destinati al territorio dal “Just Transition Fund”. Ben 800 i milioni di euro (il 70% dei quali andrebbe speso entro il 31 dicembre 2026 pena la restituzione all’Europa) che l’Unione Europea ha previsto per investire in quelle aree dove è urgente superare il modello di produzione industriale a carbone.
Le donne
Un’ultima parola, in questi giorni dedicati all’attenzione per il pianeta donna, alla situazione occupazionale femminile sul nostro territorio, che abbiamo già segnalato dopo la pubblicazione dei report sulla qualità della vita. Taranto e la sua provincia, infatti, conquistano la maglia nera sul tasso di occupazione femminile quart’ultima dietro solo a Caltanissetta, Crotone e Napoli e ultima in Puglia: solo il 28,6% delle donne lavora.
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