La domenica del Papa – Vide, salì, sedette

“Tacciano ovunque le armi e si ascolti il grido dei popoli, che chiedono pace”. Nella domenica in cui si celebra il Giubileo delle Forze armate, di Polizia e di sicurezza, papa Francesco torna a chiedere la fine dei conflitti e la pace in Ucraina, in Palestina, Israele, Myanmar, in tutto il Medio Oriente, nel Kivu, in Sudan. Nel rivolgersi a militari e agenti il papa, all’angelus, cita il Concilio Vaticano II e dice loro di considerarsi “servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli”. Il loro servizio armato “va esercitato solo per legittima difesa, mai per imporre il dominio sulle altre Nazioni, sempre osservando le convenzioni internazionali in materia di conflitti. E prima ancora nel sacro rispetto della vita e del creato”.
Presiede la messa in piazza San Pietro, Francesco; legge solo una parte della sua omelia, “per difficoltà nel respiro”, dice. Alle Forze armate, alla Polizia, alle donne e uomini impegnati nella sicurezza è affidata “una grande missione, che abbraccia molteplici dimensioni della vita sociale e politica: la difesa dei nostri Paesi, l’impegno per la sicurezza, la custodia della legalità e della giustizia, la presenza nelle case di reclusione, la lotta alla criminalità e alle diverse forme di violenza che rischiano di turbare la pace sociale”. Un pensiero rivolge anche a quanti svolgono un “importante servizio nelle calamità naturali, per la salvaguardia del creato, per il salvataggio delle vite in mare, per i più fragili, per la promozione della pace”.
Nell’omelia il pontefice legge il testo del Vangelo di Luca – l’incontro di Gesù con i pescatori Simone, Giacomo e Giovanni, e la pesca miracolosa – attraverso tre verbi: vide, salì, sedette; verbi che diventano messaggio anche per il personale militare e di sicurezza presente.
Vide. Sguardo attento quello di Gesù che, in mezzo alla folla, vede i tre uomini che stanno pulendo le reti dopo una pesca infruttuosa. “Dio è vicino, Dio è tenero, Dio è compassionevole, sempre”, dice il Papa; sguardo che coglie lo scoraggiamento nei tre pescatori “la frustrazione di aver lavorato per tutta la notte senza prendere nulla, la sensazione di avere il cuore vuoto proprio come quelle reti che ora stringono tra le mani”.
Allora sale sulla barca: “Gesù non si limita a osservare le cose che non vanno” e non si chiude, come facciamo noi, nel lamento e nell’amarezza; invece prende l’iniziativa e va incontro a Simone e gli dice di prendere il largo. Chissà come avranno guardato quest’uomo, che non è un pescatore, e che non sa che hanno faticato inutilmente tutta la notte. Ma dalla bocca di Pietro non viene un “no” e fa sua la richiesta di Gesù: “sulla tua parola getterò le reti”. Decide dunque di salire “sulla barca della sua vita”: sarà “pescatore di uomini”.
Infine, il terzo verbo: sedette nella barca. Cioè, insegna, annuncia la buona novella, ovvero porta luce “dentro quella notte di delusione, per narrare la bellezza di Dio dentro le fatiche della vita umana, per far sentire che c’è ancora una speranza anche quando tutto sembra perduto”.
Come coniuga papa Francesco questi tre verbi a militari e agenti? Vedere: “siete chiamati ad avere uno sguardo attento, che sa cogliere le minacce al bene comune, i pericoli che incombono sulla vita dei cittadini, i rischi ambientali, sociali e politici cui siamo esposti”.
Salire. Dice loro che la disciplina, “il coraggio che vi contraddistingue, il giuramento che avete fatto, sono tutte cose che vi ricordano quanto sia importante non soltanto vedere il male per denunciarlo, ma anche salire sulla barca in tempesta e impegnarsi perché non faccia naufragio, con una missione al servizio del bene, della libertà, e della giustizia”.
Infine, sedersi. Con la loro presenza nelle città, afferma il vescovo di Roma, il loro “stare sempre dalla parte della legalità e dalla parte dei più deboli, diventa per tutti noi un insegnamento: ci insegna che il bene può vincere nonostante tutto, ci insegna che la giustizia, la lealtà e la passione civile sono ancora oggi valori necessari, ci insegna che possiamo creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno, nonostante le forze contrarie del male”.
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